Chi ci colpisce? La realtà è più complessa degli slogan.
Ogni volta che una persona LGBTQIA+ viene aggredita o un Pride viene preso di mira, parte un’inaccettabile guerra di narrazioni. C’è chi punta il dito solo contro l’estrema destra. C’è chi parla solo di terrorismo islamista. C’è chi usa le nostre vite per alimentare razzismo e dall’altra parte chi, per paura di fare il gioco dei razzisti, evita di nominare alcune matrici di odio.
Ma la realtà non si piega alle convenienze politiche né alle semplificazioni.
Un’analisi pubblicata da TÊTU ha ricostruito oltre trent’anni di attentati contro persone e luoghi LGBTQIA+, dal 1990 al 2026, evidenziando un dato semplice: l’odio contro le persone LGBTQIA+ non ha un solo volto. Gli attacchi sono stati compiuti da persone estremiste islamiste, suprematiste bianche, neonaziste, fanatiche religiose e persone mosse dalla stessa convinzione: che le nostre vite valgano meno delle loro idee.
Per questo dobbiamo rifiutare ogni semplificazione.
Essere antifascistə significa chiamare il fascismo con il suo nome.
Essere antirazzistə significa non colpevolizzare milioni di persone innocenti per rispondere alle azioni di pochi.
Essere queer significa avere il coraggio di guardare la realtà intera e nella sua complessità, anche quando non conferma le nostre convinzioni, anche quando ci mette in difficoltà.
Noi non scegliamo quali vittime meritano solidarietà e non scegliamo quali aggressori conviene nominare.
Perché la nostra lotta non è contro un popolo, un’etnia o una religione.
È contro ogni ideologia che predica odio, disumanizzazione e violenza.
La verità non si difende selezionando i fatti.
Si difende attraversando la complessità del mondo contemporaneo, senza sfruttare né strumentalizzare i corpi, le esistenze, le famiglie e gli affetti di tutte le persone LGBTQIA+.


