Fratelli d’Italia VdA contesta il sostegno del Comune di Aosta agli appuntamenti culturali dell’Aosta Pride, richiamando l’uso di risorse pubbliche e la “fortissima connotazione politica” della manifestazione.
C’è però un elemento che deve essere ricordato.
Durante la campagna elettorale per le Comunali 2025, Queer VdA pose pubblicamente all* candidat* alcune domande sui diritti LGBTQIA+, pubblicandone le risposte affinché la scelta di voto potesse essere consapevole.
Chiedevamo se, in caso di elezione, avrebbero patrocinato e sostenuto l’Aosta Pride, anche attraverso l’uso di spazi comunali e il supporto della Polizia Locale.
Girardini, candidato sindaco della coalizione sostenuta anche da FdI, insieme alla candidata vice Furci, rispose: “Sì, a fronte di una programmazione condivisa”.
Aosta Pride non è nato dopo le elezioni. Il suo carattere pubblico e politico — legato a diritti, libertà, dignità e contrasto alle discriminazioni — era noto allora, come oggi. La programmazione degli eventi, gli spazi e gli aspetti organizzativi sono, da sempre, oggetto di confronto con il Comune. Altro sarebbe intendere la “condivisione” come il potere della politica di decidere quali contenuti un Pride possa esprimere.
Anche i “7.000 euro” vanno descritti correttamente: l’amministrazione sostiene direttamente alcuni fornitori per spese riferite esclusivamente agli eventi culturali. Non sono risorse destinate alla parata e rappresentano circa il 30% del costo complessivo del progetto. Il mancato svolgimento del Carnevale di Montagna non è dipeso dall’assenza di fondi: il Comune ha indicato ragioni organizzative e di calendario, riconfermando la manifestazione nel 2027.
Infine, il Consiglio di Stato ha definitivamente riconosciuto la legittimità del patrocinio comunale al Pride, perché iniziativa non partitica di inclusione sociale e contrasto alle discriminazioni.
Discutere dell’uso delle risorse pubbliche è legittimo. Farlo richiede però che tutte le informazioni siano sul tavolo.


